Abbonamenti indesiderati sul proprio cellulare: cosa fare

smsEcco qui una breve guida che spiega cosa fare nel caso di attivazione non richiesta di abbonamenti indesiderati sul proprio cellulare, tipicamente con un costo che si aggira attorno ai 3-5 Euro alla settimana.

La prima cosa da capire è questa: come è potuto succedere?

Accade sempre più spesso che, utilizzando il cellulare e in particolar modo il browser web dello stesso, si clicchi accidentalmente su qualche banner o immagine pubblicitaria che richiama quello che gli esperti del settore chiamano “servizio a valore aggiunto”.

Di fatto, toccando anche accidentalmente l’immagine (il più delle volte ingannevole), il browser web viene reindirizzato ad uno speciale link che riesce ad ottenere il riferimento del numero telefonico collegato al cellulare che stiamo usando e, di conseguenza, ad attivare sul conto telefonico dello stesso una qualche forma di “abbonamento”.

Se l’azienda che eroga il servizio è seria, oltre all’informativa preventiva dei costi indicata sul banner, generalmente invia via SMS un codice di conferma che dovrà essere inserito all’interno del browser, in modo che l’attivazione sia consapevole da parte dell’utente e si instauri un vero e proprio “contratto di servizio” tra erogatore del servizio e fruitore dello stesso.

Il più delle volte però non funziona così. Il semplice “click” su un link poco chiaro attiva un abbonamento, nella totale inconsapevolezza dell’utente che si ritrova, dopo, a dover rincorrere l’impossibile per disattivare il servizio.

Cosa fare dunque? Le azioni sono di due tipi:

  • azioni preventive (genitori…attivatevi sui cellulari lasciati ai figli!)
  • azioni risolutive nel caso di abbonamenti già attivati

Azioni preventive

L’unica vera e più efficace azione preventiva è quella di chiamare il proprio fornitore di servizio di telefonica mobile (ad esempio Vodafone al 190), parlare con un operatore e chiedere di disattivare l’invio di SMS a valore aggiunto (ovvero attivare il barring SMS). Cosa significa? Poichè il conto telefonico è gestito dall’operatore di telefonia mobile, che funge come da “cassiere”, l’azienda che eroga l’abbonamento può ottenere i soldi prelevati dal nostro conto solo se il proprio SMS (ad esempio l’SMS di oroscopo giornaliero alla magica cifra di 5 Euro alla settimana) è stato correttamente consegnato all’utente finale.Tuttavia solo l’operatore di telefonia può consegnarci il costoso SMS  e se questa cosa non va a buon fine (perchè ci siamo opposti chiedendo che non vengano consegnati) l’operatore di telefonia non può prelevare alcunchè dal nostro conto telefonico. L’opzione preventiva di disattivazione dell’invio di SMS a valore aggiunto, permette quindi di non ricevere mai più costosissimi SMS e quindi, in altre parole, impegna l’operatore di telefonia mobile a non prelevare mai soldi dal nostro conto telefonico per consegnarli a terzi.

Azioni risolutive nel caso di abbonamenti già attivati

E se ho un costoso abbonamento già attivato? A fronte di una situazione di questo tipo è opportuno distinguere tra un abbonamento consapevolmente sottoscritto o un abbonamento che ci è piombato addosso senza che lo volessimo.

Nel primo caso (abbonamento consapevolmente sottoscritto) è necessario procedere con la procedura di disattivazione prevista dall’operatore del servizio. Bisogna infatti ammettere che qualche operatore, in tal senso, è trasparente e permette senza troppe difficoltà di disattivare il servizio a valore aggiunto.

Nel secondo caso, molto più frequente, è necessario procedere secondo i seguenti passi:

  • chiamare il proprio operatore di telefonia mobile e chiedere l’immediata disattivazione dei servizi a valore aggiunto;
  • chiedere il completo e immediato storno di tutte le operazioni effettuate dall’operatore di telefonia mobile riconducibili a servizi a valore aggiunto che, dovete dichiarare, “non sono stati autorizzati” (salvo controprova che l’operatore di telefonia mobile dovrà eventualmente opporvi per giustificare le movimentazioni svolte sul vostro conto);
  • nel caso in cui il secondo punto non vi venga immediatamente soddisfatto, dovrete dichiarare preventivamente all’operatore che vi rivolgerete al Co.Re.Com. di competenza per la richiesta di risarcimento del danno economico subito e dei conseguenti disagi.

In genere, il terzo punto – ben conosciuto dagli operatori di telefonia – è il discriminante per ottenere una preventiva e bonaria risoluzione del problema, ovvero uno storno di tutti gli addebiti ricevuti. Se tuttavia l’operatore resiste alla richiesta di storno, dovrete rivolgervi al più vicino Co.Re.Com. di competenza che, gratuitamente, procederà con una istruttoria di “conciliazione” tra voi e l’operatore di telefonia mobile per pervenire ad un accordo extragiudiziale a risoluzione del caso. Tale accordo è obbligatorio per legge, gratuito per il cittadino e, a meno di incontrovertibili prove scritte che voi abbiate sottoscritto “di pugno” un costosissimo abbonamento per ricevere un SMS “a valore aggiunto”, la cosa si risolve con lo storno di tutte le operazioni e, se volete, con un importo forfetario di risarcimento danni per il disagio subito (metti solo per il tempo speso per rivolgervi al Co.Re.Com.).

Per approfondimenti

 

 

 

 

 

Bloccare chiamate indesiderate o pericolose sul cellulare (Android)

callsblacklistCapita sempre più spesso, nonostante l’istituzione del registro pubblico delle opposizioni, che si venga chiamati sul numero di rete fissa da aziende nazionali o internazionali per proposte di natura commerciale. Dall’offerta dell’olio del Salento, ai servizi di energia o di telefonia, la questione è sempre la stessa: un disturbo continuo e ininterrotto in ogni momento della settimana, a qualsiasi ora.

Di più, è in notevole crescita anche il fenomeno delle chiamate indesiderate sul proprio numero di cellulare, più difficile da bloccare e sicuramente più fastidioso, essendo il cellulare sempre a portata di mano e, di conseguenza, anche il disturbo di dover capire chi chiama per comportarsi di conseguenza. Talvolta queste chiamate nascondono pericolose minacce, quali ad esempio chiamate a pagamento senza alcun preventivo avviso di addebito. La conseguenza è vedersi prosciugare il conto telefonico senza nemmeno saperlo.

Per i telefoni cellulari esistono tuttavia numerose app che vengono in soccorso e possono aiutare a filtrare le chiamate e pure gli SMS in entrata. Una di queste è la app Android Calls Blacklist di Vlad Lee disponibile sul marketplace al seguente indirizzo:

https://play.google.com/store/apps/details?id=com.vladlee.easyblacklist&hl=it

La app permette di inserire in blacklist numeri di telefono inseriti manualmente oppure importati dallo storico delle chiamate pregresse. Permette inoltre di inserire in blacklist pure la ricezione di SMS da specifici numeri, per non essere più importunati. Qualsiasi chiamata in entrata viene quindi filtrata dalla app che, nel caso di numero indesiderato, chiude la connessione automaticamente senza arrecare nessun disturbo.

Un’altra app, molto ben fatta, è Dovrei Rispondere di Mister Group s.r.o., sicuramente più articolata della precedente ma altrettanto efficace. La si trova al seguente indirizzo:

https://play.google.com/store/apps/details?id=org.mistergroup.muzutozvednout

 

 

 

Vodafone Station – Alcune cose da sapere

Vodafone Station RevolutionQuesto articolo ha raggiunto in poco tempo centinaia di richieste di supporto. Potete inserire nella sezione commenti le vostre richieste: sarà mia cura rispondervi.

I fortunati possessori della Vodafone Station 2 e della Vodafone Station Revolution avranno scoperto, come me, alcuni chiari vantaggi di questa soluzione, primo fra tutti una maggiore e più stabile larghezza di banda, dovuta anche alla conversione in VoIP della parte fonia (che permette di sfruttare quella parte di canale “voce” per i dati, rendendo in tal modo la banda “più larga” e quindi il segnale più robusto). Anche la fibra (in tutte le sue versioni) rappresenta un ottimo servizio, che porta la banda disponibile da 50 Mbps in su. Tuttavia, abituati alle libertà di qualche altro provider tradizionale, si scoprono ben presto anche alcune limitazioni di questo dispositivo che cercherò di riassumere nel seguente elenco:

  • DHCP: nonostante un pannello di controllo abbastanza configurabile, la Vodafone Station viene fornita con un DHCP sempre attivo, non configurabile nè disattivabile. Ciò significa dover disattivare qualsiasi altro DHCP presente all’interno della vostra LAN sullo stesso spazio di indirizzi (tipico esempio un access point casalingo) ed accettare che la Vodafone Station assegni gli indirizzi nell’intero range della vostra subnet come meglio crede. Il range “standard” offerto dalla Station è la classica rete 192.168.1.0/24 configurabile a piacere con pochi click: tuttavia il DHCP vi seguirà come un’ombra. Nell’immagine sotto viene riportato l’esempio di una Station configurata nello spazio di rete 192.168.0.0/24: come si vede, non ci sono parametri per la disabilitazione del DHCP, solo la reservation.

  • Hostnames: la Vodafone Station crea un dominio DNS locale chiamato vodafone.station sul quale mappa tutti i dispositivi collegati e da lei riconosciuti. Peccato che non sia possibile assegnare un nome “ragionato” per ognuno di questi, che nel caso migliore vengono chiamati “computer” o qualcosa di ancor più generico. Nel caso sotto riportato “computer” è in realtà un router-access point della TP-Link:

  • DNS ed enrollment: è la parte più dolente della Vodafone Station. Forse impostato in questo modo per poter “interagire” con l’utente medio fin dal primo momento (imponendo alcuni pop-up via browser al primo collegamento) e per gestire al meglio il propri servizi di “rete sicura”, la Vodafone Station intercetta tutto il traffico DNS imponendo un proprio sistema di name resolution: non c’è verso di poter configurare all’interno della Station un DNS pubblico, nemmeno inserendolo esplicitamente all’interno della configurazione di rete del proprio computer. Questo meccanismo garantisce alla Vodafone Station un processo di enrollment browser-based di qualsiasi nuovo dispositivo che si aggancia per la prima volta alla LAN via protocollo HTTP, iniettando nel browser una pagina web di benvenuto (generata dalla Station) con alcuni script Java-based che leggono l’indirizzo MAC del dispositivo, lo registrano e gli assegnano un nome all’interno del dominio vodafone.station della vostra LAN. Questo processo avviene solamente una volta, al primo accesso mediante il nuovo dispositivo, dopodichè il riconoscimento è del tutto trasparente.

Vodafone Station 2Non pochi problemi ho quindi avuto con un Raspberry PI presente all’interno della mia LAN. Infatti il comando “apt-get update”, essendo http-based, non riusciva a funzionare poichè la Station, non riconoscendo l’indirizzo MAC del Raspberry ma intercettando traffico http, lo reindirizzava alla pagina HTML di enrollment (Java-based!) dando il benvenuto e chiedendo di “Abilitare” (tramite click!) la sorgente chiamante. Così pure mi si bloccavano diverse istruzioni che viaggiavano su canale http quali ad esempio “curl” e “wget”. In altre parole: qualsiasi dispositivo che viene visto per la prima volta dalla Vodafone Station, se non provvisto di browser web, non può essere “registrato” e quindi non può navigare verso Internet: ciò può accedere anche con alcune smart-TV oppure con alcuni lettori multimediali che necessitano di collegarsi ad Internet su canale HTTP, non avendo essi alcun browser web interno per confermare l’abilitazione.

Questo problema l’ho risolto con il seguente workaround: aprite un qualsiasi browser (da un computer di casa) ed inserire questa stringa, dove al posto di <indirizzo MAC> si dovrà indicare l’indirizzo MAC del dispositivo da registrare nella Station (attenzione, le parentesi non devono comparire!):

vodafone.station/?page=dashboard_wizard.html&host_mac=<indirizzo MAC>

Problema risolto!

Un commento finale: la Vodafone Station è sicuramente un ottimo dispositivo, con alcune fastidiose limitazioni dovute al fatto che il traffico viene in qualche modo intercettato e “proxato” da Vodafone per i suoi servizi aggiuntivi a pagamento: quindi dimenticatevi DNS alternativi a meno di non attivare un abbonamento VPN per la navigazione sicura con qualche altro servizio offerto da terzi. Dimenticatevi pure il DHCP “autonomo”. Tuttavia questo ultimo aspetto sono riuscito a risolverlo segmentando la mia rete con un router e lasciando la Station “da sola” come solo gateway di navigazione Internet e mappando il resto della mia rete (con DHCP autonomi) come meglio credevo. Ho infatti inserito la Vodafone Station all’interno della sottorete 192.168.0.0/24 separandola con un router TP-Link dalla sottorete 192.168.1.0/24. Ecco qui uno schema semplificato:

Subnet Vodafone

Aggiornamento: grazie a VMax, che ha indicato un modo per usare dei DNS alternativi. I server DNS di opendns rispondono infatti anche sulle porte 443 e 5353, non intercettate dalla Vodafone Station (che controlla solo la porta 53).