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Di volfra, in data 19.05.12 …ma accanto a notizie di questo calibro, appare come pura e insensibile cretinaggine.
Di volfra, in data 17.05.12 Interessante e molto partecipato l’evento che ha visto, questo pomeriggio presso il Polo Tecnologico di Rovereto, alcuni autorevoli relatori dissertare sui principi della complessità, tra cui l’auto-organizzazione, l’impossibilità della previsione, il potere delle connessioni o l’orlo del caos. Diversi sono i campi di applicazione dove processi, progetti e programmi sono posti a governo dell’innovazione e del cambiamento. Interessanti le applicazioni pratiche di project e change management portate come validi esempi dai relatori invitati, ed applicate alle realtà più diverse quali la sanità, gli eventi sportivi e l’innovazione tecnologica. Un’occasione per scrutare più da vicino la gestione della complessità e del cambiamento nel tempo di crisi che stiamo vivendo.
Di volfra, in data 17.05.12 La classe dirigente italiana ha 59 anni
È la più vecchia dell’Unione Europea. L’allarme di Coldiretti: andranno in pensione prima di sconfiggere la crisi. Nella scuola i più vecchi al mondo
dalla Redazione Online del Corriere della Sera
MILANO – La classe dirigente italiana impegnata nelle politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 59 anni, la più alta tra tutti i Paesi Europei. È quanto emerge dal primo report sull’età media della classe dirigente italiana nel tempo della crisi, presentato nel corso dell’Assemblea dei giovani della Coldiretti e realizzato in collaborazione con l’Università della Calabria. «La maggioranza della classe dirigente attuale andrà probabilmente in pensione prima che la crisi sia superata, anche se si tiene conto della riforma del Ministro del Lavoro Elsa Fornero», ha ironizzato il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel sottolineare che «la disoccupazione giovanile record non è solo un problema familiare e sociale, ma provoca anche un invecchiamento della classe dirigente italiana che deve affrontare la crisi con il Paese che sta rinunciando a energie e risorse fondamentali per la crescita».
BANCHE COME I VESCOVI – A conquistare il triste primato dell’anzianità nel momento economicamente più difficile per l’Italia dal dopoguerra sono – sottolinea la Coldiretti – le banche che hanno una età media degli amministratori delegati e dei presidenti di circa 67 anni, pari addirittura a quella dei Vescovi italiani in carica. Nelle istituzioni, tra i parlamentari l’età media dei senatori è di 57 anni e quella dei deputati 54. Ancora più alta è l’età media dei ministri del Governo guidato da Mario Monti: 64 anni. Nelle ultime 3 legislature sono stati eletti soltanto 2 under 30 su circa 2500 deputati, anche se il peso dei 25-29enni è pari a circa il 28 per cento della popolazione eleggibile (con più di 25 anni). Attualmente – precisa la Coldiretti – solo un deputato su 630 ha meno di 30 anni e appena 47 sono quelli under 40 mentre quelli over 60 anni sono 157. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha 69 anni e i ministri più giovani, Renato Balduzzi e Filippo Patroni Griffi, hanno 57 anni. In Gran Bretagna David Cameron è diventato primo ministro a 43 anni, Tony Blair a 44, John Major a 47 e Gordon Brown a solo poco più di 50.
MEGLIO IL PRIVATO – Il problema della burocrazia è forse quello che più colpisce cittadini e imprese che lamentano spesso la disattenzione nei confronti delle nuove tecnologie che potrebbero portare più efficienza o snellimento delle procedure. Forse non è un caso che – sostiene la Coldiretti – l’età media dei direttori generali della pubblica amministrazione è di 57 anni mentre, se si guarda alle aziende partecipate statali, l’età media – precisa la Coldiretti – sale a ben 61 anni. La situazione migliora nelle imprese private, anche se rimane drammatico il confronto con l’estero: l’età media degli amministratori delegati delle aziende quotate in Borsa a Milano è di 53 anni.
SCUOLA PIÙ VECCHIA AL MONDO – A preoccupare particolarmente – continua la Coldiretti – è il mondo della formazione con i professori universitari italiani che hanno una media di 63 anni, i più anziani del mondo industrializzato. Un quarto dei professori che ha più di 60 anni contro poco più del 10 per cento in Francia e Spagna e l’8 per cento in Gran Bretagna. Sono solo 3 su 16 mila circa i professori ordinari con meno di 35 anni e appena 78 quelli under 40, pari ad un peso dello 0,5 per cento.
Di volfra, in data 01.05.12 Comunità di Valle, dopo il voto i tagli
di Luisa Maria Patruno – dal quotidiano L’Adige on-line
TRENTO – Le Comunità di valle sono sopravvissute al referendum, ma gli oltre 100 mila trentini che hanno votato per la loro abolizione, insieme all’indifferenza e allo scetticismo in molti di coloro che non sono andati a votare stanno spingendo la giunta Dellai e la maggioranza di centrosinistra autonomista a cercare di ribaltare questi giudizi negativi. Già ieri, infatti, nel giorno dello spoglio delle schede, sia l’assessore provinciale agli enti locali, Mauro Gilmozzi, che il responsabile enti locali del Pd trentino, Roberto Pinter, hanno iniziato ad elencare alcuni interventi per cercare di accelerare l’attuazione della riforma e modificare la legge che ha istituito le Comunità ma anche alcune correzioni alle leggi regionali sulle indennità degli amministratori e l’ordinamento dei comuni per ridurre i costi della politica e semplificare l’architettura dei piccoli comuni.
«Nei prossimi giorni – annuncia l’assessore Mauro Gilmozzi – convocherò la maggioranza per mettere insieme le idee ed arrivare a delle proposte concrete da approvare entro quest’anno. I fronti – continua l’assessore – sono diversi. C’è la questione dei costi della politica che vogliamo affrontare, assieme al Consiglio delle autonomie che a suo tempo aveva detto di avere una proposta, intervenendo sulla legge Amistadi a livello regionale».
Di volfra, in data 30.04.12 E così si dimostra nuovamente un concetto basato su legge empirica: in genere, si osserva, un referendum il cui quorum è stato raggiunto, fa vincere il SI. Ed è possibile vincerlo pure con il 25%+1 dei potenziali elettori, avendo un 25%-1 di elettorato che, per dovere civile e democratico, si reca all’urna per affermare il suo legittimo NO.
Statisticamente parlando, purtroppo, democrazia non fa rima con equidistribuzione dell’elettore alle urne: ecco perchè non andare a votare è stata una scelta precisa e legittima. Chi è rimasto a casa lo ha fatto, in genere, per ribadire il suo NO.
Di volfra, in data 29.04.12 Comunità Autonoma
di Giorgio Lunelli
La dimensione identitaria non può essere l’elemento costitutivo e caratterizzante dell’Autonomia. Se così fosse, l’Autonomia sarebbe solo luogo delle radici, non capacità di protendere i rami verso il mondo. L’Autonomia deve essere predisposizione a rafforzare – grazie all’autogoverno – le forze vive di un territorio, a fare meglio e prima, a consentire un incrocio fecondo (e non di rottura) tra i flussi e i luoghi. Guai se l’autonomia si riduce all’apologia del campanile, alla esaltazione della particolarità, alla presunzione dell’autosufficienza e al primato dell’autoreferenzialità.
L’Autonomia deve essere – sempre più – occasione di rafforzamento di una Comunità. Soprattutto se questa Comunità – come nel caso del Trentino – non è una cifra unica, ma è, piuttosto, l’insieme di tante comunità che nei secoli hanno cercato di darsi delle regole prima ancora di stabilire dei diritti derivanti dall’appartenenza. Ciò anche per fronteggiare i limiti e i bisogni derivanti dalla morfologia alpina.
I nostri territori non sono mai stati luogo della chiusura. Non possono diventarlo oggi che il mondo è diventato piccolo e tutto gira così veloce: sarebbe sciocco e controproducente. Per questo ho sempre sostenuto che “la terra è di chi la ama, non di chi la possiede” che evidenzia l’importanza del sentirsi appartenenti ad una comunità quale processo di partecipazione, non mai di semplice effetto di un diritto. Perché comunità è innanzitutto condivisione; sono le relazioni, a fare una comunità. E una “Comunità Autonoma” è espressione che non si limita ad evidenziare una particolare condizione, piuttosto un obiettivo che si rinnova ogni giorno.
Ciò rende ancor più evidente il ruolo essenziale della politica e la necessità di ripensare alle forme della politica. A partire dalla dimensione territoriale: un partito, cioè, che sappia proporre soluzioni originarie alla perdita di legami sociali, alla crisi dei meccanismi partecipativi, alla cultura plebiscitaria, a tutto ciò che han fatto sì che i partiti diventassero solo macchine elettorali.
Di volfra, in data 26.04.12 ECCO PERCHE’ L’UNIONE PER IL TRENTINO HA DECISO DI NON ANDARE A VOTARE
L’Unione per il Trentino, convintamente, si schiera a difesa delle Comunità di Valle, che rappresentano l’evoluzione dei vecchi Comprensori ed un importante passo in avanti per l’autogoverno dei territori.
Sottolinenado ancora una volta che il referendum della Lega Nord contro le Comunità di Valle è strumentale e populista e ricordando che le Comunità sono una grande opportunità per una gestione più partecipata e, soprattutto, più efficiente dell’Autonomia, l’Unione invita tutti i suoi iscritti, amministratori, simpatizzanti ed elettori a NON ANDARE A VOTARE perchè il non voto E’ UNA SCELTA PRECISA E LEGITTIMA.
Per aiutarti a meglio comprendere questa riforma istituzionale e a divulgare fra i tuoi amici e conoscenti le motivazioni per promuovere una riforma determinante per il futuro della nostra Autonomia, leggi il vademecum con alcune informazioni chiare ed esaustive.
Flavia Fontana
Segretario provinciale
Di volfra, in data 19.04.12 Vi racconto il mio parto (adottivo): il giorno che ho conosciuto mia figlia
di Cristina Preti – da “27esimaora” del corriere.it
Il 29 marzo è un giorno speciale.
Esattamente due anni fa, uffici del Bienestar Familiar, una stanzetta decorata con palloncini e tavolo imbandito di torta e tanta tanta tensione… caldo, molto caldo, assenza di aria condizionata, una decina di persone attorno tra assistenti sociali, nutrizioniste, psicologhe, e non so chi altro… due anni fa nasceva la nostra famiglia.
Quella mattina ci prepariamo con ponderata e innaturale calma, io cerco un equilibrio nel fare attività consuete e addirittura mi organizzo la piega mattutina dalla parrucchiera cartagenera…. e sale ancora di più la tensione quando mi rendo conto che avrei potuto farne a meno vista la difficoltà nel comunicare in spagnolo le esigenze tecniche di piega, e considerata l’umidità appiccicosa che subito riporta alla realtà quella che è la mia vera immagine di donna che sta diventando mamma… la tensione si vede, accettiamola così com’è, non c’è piega che tenga…
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Di volfra, in data 17.04.12 Upt: il dopo Dellai non lo sceglierà il Patt
di Luisa Maria Patruno – dal quotidiano L’Adige
TRENTO – Non sono piaciuti affatto all’Unione per il Trentino, i termini liquidatori con cui l’assessore provinciale alla cultura e candidato alla segreteria del Patt, Franco Panizza, ieri nella sua intervista all’ Adige, ha parlato dell’Upt in vista delle prossime elezioni provinciali dell’autunno 2013, riguardo alla sua collocazione politica e alla scelta del nuovo leader della coalizione, visto che il governatore uscente, Lorenzo Dellai, per legge non potrà più ricandidarsi per raggiunto limite di mandati.
Panizza ha detto che il Patt intende proporre Ugo Rossi per la presidenza della Provincia sostenendo che il partito è in salute e sente di avere grandi spazi perché «la Lega nord e il Pdl hanno fallito e l’Upt sta ancora decidendo dove collocarsi e Dellai è alla sua scadenza naturale».
«L’Upt è e sarà protagonista nel governo della Provincia» mette subito in chiaro il segretario Flavia Fontana , intervenendo in sintonia con il comitato di segreteria dell’Unione. «È fisiologico – aggiunge il neosegretario del partito del presidente Lorenzo Dellai – che alla vigilia della celebrazione del congresso del Patt i suoi dirigenti puntino a stimolare l’orgoglio di partito ed è legittimo che pensi di proporre un proprio candidato alla guida della Provincia, ma è chiaro che l’Unione per il Trentino sarà protagonista non solo di quest’ultimo importante anno di legislatura, ma anche della prossima».
E perché non si pensi che per il dopo-Dellai l’Upt non sia in grado di presentare un suo nome il segretario Fontana dice: «Se le Stelle alpine ed il Pd legittimamente ambiscono ad esprimere il presidente della Provincia, anche l’Unione certamente farà una proposta seria ed autorevole, ma ovviamente a partire da una forte e condivisa piattaforma programmatica per il futuro del Trentino delineata insieme agli altri partner della coalizione».
Di volfra, in data 16.04.12 «Questo è il Trentino dei mediocri»
L’anatema di Dalfovo: troppe deleghe, pochi doveri, una terra immobile. Il presidente a tutto campo: «Serve una rigenerazione della classe dirigente e anche la Chiesa deve reagire». Sì alle Comunità di valle: «Non buttiamo via anni di lavoro»
di Luca Marognoli – dal quotidiano Trentino
TRENTO. Il Trentino della cooperazione che ha dimenticato cosa significa cooperare, cioè lavorare assieme dandosi una mano l’un l’altro come hanno sempre fatto le genti delle sue valli. Il Trentino dell’autonomia che ha smarrito la sua capacità di essere autonomo e quindi speciale, cadendo nella trappola dell’omologazione. Fino a perdere di vista i suoi valori identitari e addirittura la «bellezza del suo paesaggio», per colpa della «trascuratezza architettonica».
E’ una terra che ha tradito se stessa, caduta in un’abulia patologica e colpevole quella che ieri il presidente delle Acli, Arrigo Dalfovo, ha cercato di risvegliare. Con una scossa vigorosa e appassionata, con un invito forte a ritrovare le sue radici mutualistiche per riguadagnare una visione di prospettiva smarrita. Dove i giovani siano protagonisti di «un percorso di rigenerazione della classe dirigente» e i «cattolici ritornino ad occuparsi di politica».
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